Per #palazzidiBari: Palazzo Fizzarotti

Oggi vorrei parlarvi di un palazzo storico del centro murattiano di Bari.

Prende il nome da Emanuele Fizzarotti: business man, lo definiremmo oggi, nonché membro della emergente borghesia leccese. Fizzarotti desidera che il palazzo sia edificato a Bari a testimonianza dello status borghese della famiglia, per questo si affida alle competenze dell’ingegnere Bernich e del noto architetto Corradini. Insieme ad un corposo gruppo di artigiani e artisti, daranno vita ad un gioiello architettonico dalle decorazioni sfarzose, ma anche tempestato di simbologie e rimandi alla famiglia Fizzarotti e allo splendore mediterraneo. Edificato tra fine ‘800 e inizio ‘900, si affaccia su quella che è oggi conosciuta come una delle vie più importanti e rinomate di Bari per la sua vita fatta di locali e negozi, Corso Vittorio Emanuele II.

Bernich e Corradini progettano un palazzo dallo stile gotico-veneziano, dunque destinato a differenziarsi dal resto delle architetture presenti in città e ad essere riconosciuto come simbolo di eclettismo. La struttura presenta, oltre al piano terra, tre piani; osservando la facciata, potreste vedere in corrispondenza dell’ultimo piano un loggiato o matroneo il cui colonnato regge il cornicione imponente. La facciata è divisa in cinque arcate ogivali, intervallate da quattro medaglioni a mosaico policromo, ognuno dei quali è un simbolo: (da sinistra a destra) la Fenicia; l’antico stemma della città di Bari e il suo mitico fondatore; lo stemma di Lecce, città natale della famiglia Fizzarotti; lo stemma personale di Emanuele Fizzarotti in latino. Inoltre il palazzo è incorniciato da due alte colonne sormontate da cupole decorate in mosaico d’oro, per rappresentare il “sol levante”.

All’interno di palazzo Fizzarotti, ogni dettaglio è un gioiello che, unito agli altri, crea un ambiente raffinato e apparentemente regale, da favola insomma. Dopo aver varcato il portale in quercia, ci troviamo nell’androne: la decorazione a “spina di pesce” del pavimento in pietra armonizza l’ambiente, mentre sul fondo è visibile l’inizio di un raffinato corpo scala a guardia del quale è posto un leone in pietra. Ai primi gradini, ci si trova di fronte a uno dei vetri a trifora in vetro di Murano (materiale di ampio utilizzo per la decorazione del palazzo) che illuminano l’intera scalinata, e, alzando lo sguardo, si può ammirare uno splendido affresco turchese che raffigura lo Zodiaco. Il primo piano è diviso in diversi ambienti: Il salone trecentesco, che richiama antichi balli e epoche lontane; il salone rosa o degli specchi, che presenta un pavimento ispirato a quello pensato per il palazzo di Versailles e un ambiente simile a quello delle stanze di Maria Antonietta, rigorosamente in rosa; il salone del caminetto, dove è presente un vero caminetto, anche se si dice fosse pensato come fonte d’illuminazione; il salone delle arti e del lavoro, infine, circondato da una splendida cornice figurativa che rappresenta il ciclo dell’economia, dunque i mestieri che hanno favorito il circolo monetario e la ricchezza di primo novecento. In queste sale, altro segno di raffinatezza e eleganza sono i lampadari tipici dell’epoca, tutti inevitabilmente in vetro di Murano.

Dal piano terra è possibile “scoprire”un altro ambiente: il cortile retrostante, dove è situata l’iconica statua del Nettuno, è infatti diviso dell’androne da una inferriata in stile Liberty.

E ora giungiamo alle note dolenti. Il palazzo dimostra purtroppo tutta la sua età: la facciata è annerita a causa dello smog cittadino, le decorazioni figurative sono sbiadite, mentre alcune di quelle in vetro di murano sono rotte. Dopo un percorso travagliato che ha visto gli splendidi ambienti venduti e persino adibiti a night club durante la seconda guerra mondiale, ora la struttura ospita uffici e un appartamento.  A mio parere meriterebbe tutt’altra sorte, magari ospitando, come ha finora fatto,pochi eventi e convegni, sempre a patto che ciò non influisca negativamente sulla conservazione, ma sopratutto divenendo un luogo aperto al visitatore, che pagando potrebbe finanziare le operazioni di restauro e valorizzazione. Questo è solo uno dei modi che permetterebbero al palazzo di tornare ai suoi antichi splendori, e magari di aprirsi ai cittadini, tra i quali molti, oggi più di ieri, non sanno dell’esistenza di questo piccolo gioiello. Fino ad ora la Regione Puglia non ha acconsentito nemmeno alla proposta di trasformare gli uffici in sedi di rappresentanza o ambasciate … non resta che sperare in un futuro più florido per Palazzo Fizzarotti.

Steve McCurry Icons: il perché di un grande successo

Dove&Quando: Galleria d’Arte Moderna GAM di Palermo / 15 Ottobre – 19 Febbraio 2017

Ogni anno attirano un numero crescente di visitatori curiosi o appassionati, come affermano le statistiche: si, ancora una volta si parla di mostre. Il bel paese, nonostante i tagli alla cultura e ai musei, mostra di sapersi reggere in piedi per la bellezza delle mostre che offre, che siano temporanee o permanenti.

Voglio parlarvi oggi della mostra di fotografia Steve McCurry: Icons , da mesi itinerante per l’Italia. Da appassionata in materia, venero i grandi della fotografia come McCurry, consapevole di poterne riconoscere uno scatto tra diversi. La forte emozione che comunica, non è tanto nei colori – vibranti e accesi oppure seppiati – quanto nel soggetto: la capacità di restituire dignità a ciascuna delle persone ritratte è la peculiarità della fotografia di Steve McCurry, che non si ferma al volto, ma “scavando gentilmente” nello sguardo, mostra l’anima del soggetto. L’esperienza e la carriera di fotoreporter, poi, lo ha portato in luoghi lontani, i cui suoni, colori, tradizioni, sembrano racchiusi in uno scatto. Dall’India all’Afghanistan, ha colto lo spirito del luogo, che fosse un tempio o un campo profughi, e lo ha reso pellicola preziosa.

Chi conosce Sharbat Gula sa di certo che si tratta dell’icona della fotografia mondiale: è la ragazza fotografata da McCurry in Pakistan e la cui foto ha fatto il giro del mondo, poi divenuta oggetto di ricerca a distanza di trent’anni dal primo scatto, quando lo stesso McCurry ha tentato di farle un secondo ritratto. E’ una storia molto affascinante, che vi consiglio davvero di leggere o seguire in sede di mostra. 🙂

Attualmente la mostra fotografica Steve McCurry: Icons è ospitata presso la Galleria d’Arte Moderna GAM di Palermo (15 Ottobre – 19 Febbraio 2017); io invece ho avuto la fortuna di ammirare i 100 scatti presso il Castello Aragonese di Otranto e ne sono rimasta estasiata. Qui due miei scatti presso il Castello, mentre a destra lo scatto di McCurry tra i più famosi.

 

Arte come eterno ritorno

Dalla scuola impariamo qualcosa, ma il più delle volte diamo un valore “invecchiato” a ciò che ci viene insegnato: ci viene raccontato delle grandi guerre e delle battaglie in storia, della maestria di eccelsi artisti quando studiamo storia dell’arte. Il punto è che quasi nessuno ci parla dell’attuale, di quello che dai grandi maestri è stato ereditato.

L’arte è sacra, per lo stesso motivo per cui oggi non avrebbe motivo o senso alcuno riprodurre un’opera del Caravaggio e innalzarla a nuova arte (con che diritto, poi?). Ma non per questo l’arte è intoccabile: mi piace pensare a differenza di alcuni che l’arte sia una disciplina accessibile e aperta, e che nuovi stimoli possano avvicinarla a tutti. La settima arte e la magia della pellicola sanno trasmettere alla perfezione, anche se in moduli diversi dal passato, un’eredità artistica secolare.

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Labyrinth, Jim Henson / Relativity, Escher

“Don’t judge a book by its cover”

“Non giudicare il libro dalla copertina”. Un detto piuttosto popolare! Ma se si parlasse in senso letterale? Quante volte vi è capitato di scegliere un libro DAVVERO in base alla copertina? Senza nulla togliere agli illustratori (amo alla follia il loro lavoro), si sa che innamorarsi di un libro per queste ragioni non è la scelta consigliabile. Io per prima, in una libreria, mi faccio spesso prendere la mano e finisco per fissare in modo ossessivo le copertine dal colore più accattivante o dalle immagini che più mi piacciono, pur sapendo che il libro vero e proprio consiste in tutt’altro!

Se succede anche a voi, tranquilli, c’è chi ci capisce: quella del Blind date with a Book è un’iniziativa interessante, a mio parere, oltre che originale e divertente, che nasce sugli scaffali della catena di librerie indipendenti Elizabeth’s Bookshop di Sidney. I libri sono esposti e venduti in una carta marrone, e su ciascuno di quesi involucri il libraio scrive le parole chiave della storia raccontata nel libro. Questo non permette al cliente di giudicare l’acquisto in base alle illustrazioni, all’autore o al titolo (quante volte mi è capitato), ma di basarsi su poche informazioni base, rendendo l’acquisto per sé o per altri (un bel regalo?) 100 volte più divertente. Sul piano pratico, è un’iniziativa che soprattutto in caso di regali ci solleva da ogni responsabilità, ed è anche questo che ha portato il progetto al successo: dopo le prime numerose vendite, l’iniziativa si è espansa e oggi è anche sul web.  Anche in Italia è possibile regalarsi un libro dalla carta marrone! Qui di seguito vi posto il link del sito del progetto e di alcuni editori aderenti:  http://blinddatewithabook.com

http://www.sperling.it/blog/appuntamento-al-buio-con-un-libro/

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#porteouverte

Sono reduce, come molti presumo, di una notte insonne. Dopo una tale assenza probabilmente dovrei cominciare con qualcosa di più “coinvolgente” e meno “cliché”. Nonostante tutto non posso permettermi di far passare l’evento di ieri come una cosa accaduta e basta: tutti sappiamo bene che questa tragedia non si ferma all’attentato di Parigi di ieri, venerdì 13 novembre 2015, ma che trova le sue ragioni in questioni profonde e immemori che non staremo qui ad elencare… inoltre questa tragedia proseguirà, quasi certamente, se non a Parigi, altrove. A noi non resta che sperare per il meglio, ma voglio precisare la mia posizione al riguardo: ho avuto a che fare nelle ultime ore con emozioni diversissime e contrastanti; ho potuto, prima, constatare lo stato di guerra sui giornali e alle televisioni; le lacrime scorrono pesanti solo immaginando la tristissima sorte dei ragazzi del Bataclan, le modalità delle uccisioni, i pensieri di coloro che alla fine sono usciti vivi, dal locale. Ho ragionato, poi, sull’opinione popolare su tutti i social: opinioni opposte, il più delle volte (bisogna dirlo), dettate dall’ignoranza di chi non sa ancora distinguere una religione da una forma di pesantissimo estremismo. Io oggi non uscirò, perché troppo è lo strazio che ho nel cuore; molti oggi si godranno il sabato sera … giustissimo, per carità, anche in virtù del fatto che quelle “persone” a capo della tragedia ci vogliono a casa, impauriti, sconfitti, privi di libertà. Ben venga uscire. Vi prego però di rendervi conto che in occasioni come queste ci vuole il silenzio, il pensiero attivo, bisogna parlarne nel silenzio; stare uniti senza sparare sentenze del tutto inutili e prive di veridicità; informarsi, semplicemente. Io oggi sarò a casa, ma non chiusa nel mio silenzio, bensì aperta al pensiero, perché è tipo il quinto video che vedo e che mostra una x posizione sulla questione, senza un minimo di rispetto, e ne sono stanca.

Sono invece molto contenta di vedere uno straccio di umanità nella gente che ieri ha aperto le proprie case a chi era in strada, a Parigi, senza un posto dove andare; il tutto si è diffuso grazie ad un hashtag, #porteouverte. A questo dovrebbe servire la tecnologia, e non a fare di una bacheca Facebook un diario di opinioni poco oggettive. Sono contenta, ancora una volta, di vedere che in una città come la mia, Bari, si senta forte il dolore dei parigini, che ci sia qualcuno che senta di provarlo allo stesso modo: in concomitanza con l’evento modaiolo del weekend, si terrà questa sera una manifestazione dinanzi alla chiesa di S. Ferdinando.  Aldilà di queste tristi, tristi ore, continuerò a pubblicare, ma ero del parere che questo post fosse necessario, se non per una sorta di rispetto nei confronti dell’accaduto, per  parlarne.

Se il mio blog avesse album diversificati in base alle foto che contiene, di certo inserirei questo scatto furtivo in “Bizzarrie londinesi”.. come altro definire una scarpa (spaiata già in esposizione, poi) con un tacco- unicorno?! Vedere per credere: non è la prima volta che girando per Londra, mi imbatto in un negozietto davvero unico nel suo genere, chiamato Irregular Choice, presso Carnaby street. Pur essendo un negozio di calzature, credetemi, difficilmente potrete varcare la soglia del locale senza un minimo di stupore in volto! 🙂 Ogni articolo è diverso dagli altri, originale, un pezzo unico che non potreste trovare in nessun altro negozio londinese, garantito. Il mio abbigliamento è molto semplice, quasi mai stravagante, e dunque ogni volta che mi trovo davanti a questi gioielli non riesco a indossarli, nemmeno con il pensiero… ma ciò non toglie che sono pezzi di artigianato che in passato ho acquistato anche solo per sfizio. La mia scarpa (molti modelli sono privi del “gemello”, come dicevo prima), acquistata anni fa ormai, è su una mensola della mia cameretta: uno stravagante tacco 15 con tanto di lustrini, e pupazzetti legati alla parte posteriore! Questo negozio, conosciuto come un mini-museo, è un must per i turisti stravaganti o semplicemente curiosi che girano per la Fashion London. Fateci un salto appena possibile 🙂

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Riflettori su una “Green London”: Holland Park

Scatti rubati: Holland Park, ore 11.

Pur vivendo nel paese più bello del mondo, l’Italia naturalmente, ci sono spettacoli che solo L’Inghilterra e Londra possono offrire. Un giardino, resta sempre un giardino, certo, con i suoi alberi, le sue piante e i suoi fiori; ma in quanti di essi, in Italia, sarebbe possibile venire davvero a contatto con centinaia e centinaia di specie vegetali contenute in una sola area verde? Londra è anche questo, perché offre molto di tutto ciò in parchi che è possibile visitare gratuitamente e per buona parte della giornata.

Purtroppo i miei studi non mi permettono di spaziare nella descrizione di questo splendido fiore, quello che posso dire è che per la prima volta, forse, nella mia vita mi sono trovata di fronte a uno spettacolo vegetale così eterogeneo, da farmi passare una mezz’ora buona a osservare e fotografare TUTTI i fiori che vedevo, da ogni angolazione! Holland Park, poi, è un parco speciale per me, diverso da quelli più famosi: offre tutto quello che un parco dovrebbe offrire, ma non solo. I suoi sentieri ti portano a scoprire curva dopo curva ponticelli e stagni di ninfee per i quali sicuramente Claude Monet avrebbe mostrato apprezzamento. Per non parlare delle rare e  graziose sculture in legno che di tanto in tanto si affacciano lungo la via: l’immagine sottostante ne ritrae una. Accanto un altro scorcio dello spettacolo floreale del parco, e con questa vi lascio momentaneamente, con la consapevolezza che se potessi tornare a Londra in questo istante, rifarei un salto ad Holland Park solo per altri 100 scatti simili! 😉

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